L’Europa accelera ancora sul fronte della sostenibilità edilizia e lo fa introducendo un nuovo parametro destinato a incidere profondamente sul modo di progettare e costruire gli edifici. Con il Regolamento UE 2026/52, collegato alla Direttiva EPBD sulle cosiddette “case green”, entra infatti nel mondo dell’APE il calcolo del GWP, ovvero il Global Warming Potential.
Questo significa che non basterà più valutare quanta energia consuma un edificio durante il suo utilizzo. Da ora in avanti verrà preso in considerazione l’intero ciclo di vita dell’immobile: materiali impiegati, produzione, trasporto, manutenzione, demolizione e possibilità di recupero dei componenti. Un cambio di prospettiva importante che conferma quanto il settore edilizio stia andando verso una visione sempre più integrata della sostenibilità.
Il GWP misura l’impatto climatico complessivo di un edificio espresso in kg di CO₂ equivalente per metro quadrato. Non si tratta quindi di un semplice dato energetico, ma di un indicatore ambientale molto più ampio e articolato. La nuova normativa europea punta infatti a fotografare l’impronta ambientale reale delle costruzioni lungo un arco temporale convenzionale di 50 anni. In concreto verranno analizzate tutte le fasi della vita dell’edificio: dalla produzione dei materiali fino al fine vita.
È una rivoluzione culturale prima ancora che tecnica. Per anni il focus si è concentrato quasi esclusivamente sull’efficienza energetica durante l’utilizzo dell’immobile; oggi invece l’attenzione si sposta anche sulla qualità costruttiva, sui materiali sostenibili e sulla riduzione dell’impatto ambientale complessivo. Ecco che quindi la bioedilizia assume un ruolo centrale. Materiali naturali, sistemi costruttivi efficienti e soluzioni a basso impatto ambientale diventano elementi strategici per il futuro del comparto edilizio.
Le scadenze sono già state definite con precisione. Dal 1° gennaio 2028 il calcolo del GWP dovrà essere riportato nell’APE per tutti gli edifici di nuova costruzione superiori ai 1.000 metri quadrati. Dal 1° gennaio 2030, invece, l’obbligo verrà esteso a tutte le nuove costruzioni. Nel frattempo, gli Stati membri dovranno elaborare una roadmap nazionale per definire valori limite e metodologie applicative comuni. L’obiettivo europeo è chiaro: arrivare a edifici sempre più performanti non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche ambientale.
Per professionisti, imprese e privati ciò implica un aggiornamento costante. Le normative stanno cambiando rapidamente e chi opera nel settore dovrà necessariamente acquisire nuove competenze legate alla progettazione sostenibile, alla scelta dei materiali e alla gestione dell’intero ciclo di vita degli edifici.
Le nuove disposizioni europee avranno inevitabilmente un impatto diretto sulle scelte progettuali. Materiali altamente energivori o difficili da smaltire potrebbero risultare meno competitivi rispetto a soluzioni più sostenibili e circolari. Legno, materiali naturali, isolamento evoluto, tecnologie per il risparmio energetico e sistemi costruttivi innovativi saranno sempre più protagonisti del mercato edilizio. Anche la durabilità degli edifici diventerà un fattore chiave, perché un immobile progettato per durare nel tempo riduce consumi, manutenzioni e impatto ambientale complessivo.
Da noi del Gruppo Secchiaroli questi temi non rappresentano una novità. Da oltre settant’anni seguiamo con attenzione l’evoluzione del settore edilizio e crediamo fortemente nella bioedilizia come risposta concreta alle esigenze dell’abitare contemporaneo.
Da sempre riteniamo fondamentale monitorare costantemente tutte le novità legislative europee e nazionali. Essere informati significa poter offrire ai clienti soluzioni moderne, affidabili e già orientate verso gli standard del futuro.
Nel nostro lavoro quotidiano puntiamo da sempre su materiali di qualità, sistemi costruttivi evoluti e soluzioni legate alla bioedilizia. Il mondo dell’edilizia sta cambiando rapidamente e prepararsi oggi significa costruire meglio domani.
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