L’edilizia pubblica si sta preparando a un cambio di passo importante. Con la Legge di Bilancio 2026 arriva il nuovo prezzario nazionale dei lavori pubblici, uno strumento pensato per mettere ordine, ridurre le differenze territoriali ingiustificate e offrire un riferimento tecnico condiviso. Una novità che interessa progettisti, imprese e stazioni appaltanti, ma che ha ricadute concrete anche su chi opera ogni giorno nel settore delle costruzioni. Cosa cambierà? Facciamo il punto per capirci di più.
Il prezzario nazionale dei lavori pubblici non nasce per cancellare quelli regionali, ma per fare da bussola. L’obiettivo è chiaro: creare un riferimento tecnico unico sui costi di prodotti, attrezzature e lavorazioni negli appalti pubblici, così da monitorare l’andamento dei prezzi su scala nazionale e ridurre squilibri poco giustificabili tra territori. In pratica, si punta a una maggiore coerenza dei quadri economici, evitando che differenze di prezzo non motivate generino problemi in fase di gara o, peggio, durante l’esecuzione dei lavori. Il focus è anche sulla sostenibilità nel medio-lungo periodo: contratti più equilibrati, meno sorprese, meno contenziosi.
Il nuovo prezzario nazionale sarà definito entro giugno 2026 con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il MEF e previo parere della Conferenza Unificata. La sua redazione seguirà i criteri già indicati dall’Allegato I.14 del Codice dei contratti pubblici e verrà aggiornata ogni anno. L’aggiornamento annuale serve a restare agganciati alle reali dinamiche di mercato, evitando rincorse tardive a rincari o ribassi improvvisi. Un vantaggio concreto per tutto il comparto, soprattutto in una fase storica in cui materie prime, tecnologie e soluzioni costruttive, incluse quelle per la bioedilizia, sono in continua evoluzione.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto con i prezzari regionali e speciali. Il prezzario nazionale agirà come supporto tecnico: Regioni e stazioni appaltanti potranno continuare a definire i propri listini, ma dovranno motivare eventuali scostamenti rispetto ai valori nazionali e alle soglie territoriali di variazione indicate. Le soglie territoriali terranno conto del contesto locale, delle condizioni di esecuzione e dell’oggetto dell’appalto. Non un vincolo rigido, quindi, ma un perimetro chiaro entro cui muoversi. Un approccio che favorisce una concorrenza più sana e una maggiore affidabilità dei costi, elementi fondamentali anche quando si parla di interventi di ristrutturazione o di nuove costruzioni orientate all’efficienza energetica.
A supporto del sistema arriva anche l’Osservatorio per il monitoraggio dei prezzari delle opere pubbliche, istituito presso il MIT. Il suo compito sarà raccogliere e analizzare dati, confrontare le dinamiche di mercato, promuovere metodologie omogenee e verificare, a campione, l’applicazione dei prezzari nei grandi appalti. Una sorta di cabina di regia tecnica che punta a rendere più affidabile l’intero sistema. Non solo: l’Osservatorio potrà esprimere pareri di congruità sui costi dei progetti di fattibilità tecnico-economica. Pareri non vincolanti, ma utili per prevenire sottostime che, nel tempo, generano varianti e criticità. Un passo avanti verso una progettazione più consapevole e realistica.
Chi opera da decenni nel settore sa quanto conti partire da basi solide. È la filosofia che guida il Gruppo Secchiaroli da oltre settant’anni: competenza, aggiornamento continuo e attenzione alle soluzioni più innovative per l’edilizia e la bioedilizia. Se stai pensando a un intervento, una ristrutturazione o vuoi semplicemente capire come orientarti tra normative e materiali, il consiglio è uno solo: contatta il Gruppo Secchiaroli e costruisci il tuo progetto su fondamenta davvero affidabili.